Al Brancaccio di Roma “Santo Piacere”: Giovanni Scifoni in scena per il Burkina Faso

L’attore Giovanni Scifoni sale sul palco del Teatro Brancaccio di Roma per una finalità davvero speciale: sostenere un progetto umanitario in Burkina Faso, promosso dalla Comunità Missionaria di Villaregia.

L’attore televisivo, diventato famoso con le fiction “A un passo dal cielo”, “Squadra antimafia” e “Una pallottola nel cuore”, porta in scena il suo spettacolo “Santo Piacere”, mercoledì 10 aprile, al Teatro Brancaccio di via Merulana, a Roma. Una commedia esilarante sul tema della sessualità, divertente ma mai irriverente, per far riflettere sul tema.

Spettacolo aperto a tutti, giovani e adulti. Oltre a godersi la serata, acquistando i biglietti solidali è dunque possibile contribuire al progetto in Burkina Faso, “Seminando Futuro per Tutti”, a favore di oltre 500 persone.

Il costo del biglietto è di 25 euro: di questi, 10 euro sosterranno il progetto per offrire un futuro migliore alle famiglie di agricoltori della periferia di Ouagodougou, in Burkina Faso, dove la siccità e i cambiamenti climatici rendono difficile la coltivazione delle terre.

Questo il link per l’acquisto dei biglietti solidali:
https://buonacausa.org/cause/giovanni-scifoni-per-il-burkina-faso

LO SPETTACOLO – Non c’è sesso senza amore è solo il riff di una canzone o una verità assoluta? Come la mettiamo con il VI Comandamento? Tutti dobbiamo fare i conti con la nostra carne e troppo spesso i conti non tornano.
Anima e corpo sono in guerra da sempre, alla ricerca di una agognata indipendenza. Come in tutte le guerre, nel tempo mutano le strategie e i rapporti di forza. Ma noi, credenti, bigotti o atei incalliti, continuiamo ad inciampare nelle nostre mutande, tra dubbi e desideri.
Scifoni ha un piano: porre fine all’eterno conflitto tra Fede e Godimento e fare luce su una verità definitiva e catartica, dove l’anima possa ruzzolarsi sovrana nel sesso e il corpo finalmente abbracciare l’amore più puro, in grazia di Dio.
Sequestra così per un’ora il mezzo il pubblico e lo pone al centro di un esperimento unico e irresistibile, avventurandosi tra vizi, ragioni e sentimenti della fauna umana, oscillando come un esilarante pendolo tra gli estremi del sesso e della Fede, in metamorfosi continua tra i suoi personaggi, il morigerato Don Mauro schiavo di un catechismo improbabile, e l’illuminato Rashid, pizzettaio musulmano modernista.
In un flusso di coscienza tempestoso e irresistibile, alto e comico al contempo, Scifoni fa rimbalzare Papi e martiri, santi e filosofi, scimmioni primitivi e cardinali futuribili, anni ’80 e Medioevo, dribblando continuamente la tentazione di un meraviglioso e furastico corpo femminile che incombe sulla scena a intervalli regolari per saggiare l’effettiva disintossicazione da sesso del pubblico; liberandosi di pregiudizi, luoghi comuni e vestiti, Scifoni ci trascina seminudo a riva con l’ultimo sorprendente quadro, che sembra mettere finalmente d’accordo Piacere e Santità: un ballo lento degli affetti e dei ricordi che ci farà uscire, dopo tante risate, con le lacrime della commozione.